Costituisce principio generale, in tema di risarcimento,  quello secondo cui  sono ripetibili, nei confronti della controparte, tutte quelle spese e quei danni che si trovano in correlazione consequenziale con l’evento lesivo.

Infatti: “ In tema di risarcibilità dei danni conseguiti da fatto illecito (o da inadempimento, nell’ipotesi di responsabilità contrattuale) il nesso di causalità va inteso in modo da ricomprendere nel risarcimento anche i danni indiretti e mediati che si presentino come effetto normale secondo il principio della cd. regolarità causale”. Cass. Civ. III sez. 4/07/2006 n.15274

Detto principio va applicato e correlato alla normativa codicistica in materia di assicurazione automobilistica obbligatoria, ovvero alle norme di cui agli artt. 145-148-149 del  C.d.Ass..

Come è noto la procedura di liquidazione del danno da parte della compagnia del responsabile civile, o dell’assicuratore del danneggiato stesso in caso di “indennizzo diretto”, sono regolamentate dagli articoli su indicati, che pongono a carico del danneggiato precise modalità di richiesta danni.

L’art. 148 prevede espressamente, al comma 2, che la richiesta danni debba contenere l’indicazione dell’ “entità delle lesioni subite”.

Non è quindi sufficiente l’indicazione della tipologia delle lesioni, o l’invio del solo certificato di guarigione, è necessario indicare quale sia l’entità del danno fisico.

L’entità di detto danno può essere  espressa solo con il riferimento alle tabelle di medicina legale di legge.

Tale onere, voluto dal legislatore,  di documentare la richiesta danni per consentire alla compagnia di formulare l’offerta è perentorio e tassativo, atteso che dalla sua inosservanza discende la improponibilità dell’azione giudiziale.

E’ evidente che qualunque danneggiato, che non sia egli stesso un medico legale, non è in grado di quantificare il proprio danno fisico, se non rivolgendosi ad un professionista abilitato facendogli redigere apposita perizia.

Peraltro, a prescindere dagli oneri di legge, costituisce diritto soggettivo del danneggiato quello di rivolgersi ad un consulente per valutare le proprie menomazioni fisiche conseguenti ad un fatto illecito di terzi.

Orbene non è pensabile, perché contrario alle norme di diritto costituzionale e comunitario, che il legislatore abbia posto a carico del danneggiato un onere, che si traduca in una spesa ed in un danno economico, senza possibilità di richiederne il ristoro al responsabile civile.

Ne è riprova la circostanza che, in ambito di “indennizzo diretto” la Corte di Cassazione, per quanto attiene il rimborso delle spese legali sostenute dal danneggiato nella fase stragiudiziale,  ha ritenuto disapplicabile il divieto dell’art.9, comma 2, del D.P.R. 18 luglio 2006, n. 254 il quale  stabilisce che non è dovuto al danneggiato il ristoro di eventuali compensi per assistenze e consulenza professionale, se non quello per il costo della perizia medico-legale [1].

Non vi è allora alcuna ragione giuridica per sostenere che il costo della perizia debba essere risarcito al danneggiato solo in caso di indennizzo da parte del proprio assicuratore e non nel caso in cui al risarcimento provveda la compagnia del responsabile civile.

Ciò in quanto l’indennizzo diretto è solo un meccanismo creato per accelerare il risarcimento e rimane regolato dai principi generali del diritto applicabili sempre ed in ogni caso.

Per altro, vi è da osservare, che la giurisprudenza si è ormai pressoché in modo uniforme, pronunciata a favore del riconoscimento del rimborso al danneggiato delle spese stragiudiziali sostenute per la consulenza medicolegale e legale.

L’assunto delle compagnie di assicurazioni, secondo il quale la spesa sostenuta per la perizia di parte sia risarcibile solo nella procedura “diretta”, e non in caso di richiesta danni nei confronti del responsabile civile o di risarcimento a favore del trasportato, è inconciliabile con il diritto positivo in quanto:

  • Contraria in primis alla interpretazione logica delle norme
  • Contraria alla concetto di “giustizia sostanziale”
  • Contraria all’art. 3 della Costituzione Italiana “principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge” ed alle identiche norme comunitarie.
  • Contraria alla interpretazione esegetica delle norme, ovvero al rispetto della “volontà del legislatore”
  • Contraria alla interpretazione per analogia di cui all’art. 12 delle preleggi, nelle due fattispecie di analogia legis ed analogia iuris .

Da ultimo va rilevato che i principio della ripetibilità dei costi de quibus, trova costante accoglimento anche in sede giudiziale, con riferimento alle spese di consulenza di parte esperita nell’ambito della CTU (consulenza tecnica d’ufficio); in questo senso si veda Cass. Civ. 9549/09 : “Nel sesto motivo, per violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e difetto di motivazione, si censura l’omesso rimborso delle spese sostenute per la consulenza tecnica di parte. Anche questo motivo è fondato, posto che le spese sostenute per la ctp, la quale ha natura di allegazione difensiva tecnica, rientrano tra quelle che la parte vittoriosa ancorché parzialmente ha diritto di vedersi rimborsate”. (Conformi Cass.Civ. 18/01/2015 n.10173 – Cass. Civ 3/01/2013 n.84) .

[1] Peraltro la Suprema Corte ha stabilito che anche le spese legali sostenute nella fase stragiudiziale devono essere risarcite al danneggiato nonostante l’apparente divieto dell’art.9, comma 2, del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254;   “La dizione letterale dell’ l’art. 9, comma 2, del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, emanato in attuazione dell’art. 150, comma 1, del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, il quale, per l’ipotesi di accettazione della somma offerta dall’impresa di assicurazione, esclude che siano dovuti al danneggiato i compensi di assistenza professionale diversi da quelli medico-legali per i danni alla persona si interpreta nel senso che sono comunque dovute le spese di assistenza legale sostenute dalla vittima perché il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando essa non abbia ricevuto la dovuta assistenza tecnica e informativa dal proprio assicuratore, dovendosi altrimenti ritenere nulla detta disposizione per contrasto con l’art. 24 Cost., e perciò da disapplicare, ove volta ad impedire del tutto la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali effettivamente necessarie” (Cass. civ., Sez. III. n. 3266/2016, conforme a Cass. n. 11154/2015)”