“Ora abbiamo gli avvocati in corsia che vanno a cercare i pazienti anche dopo dieci anni. Questo è un abuso, abbiamo un numero grandissimo di denunce accanto ad un numero esiguo di condanne”.

La dichiarazione rilasciata dal Ministro Lorenzin segue di poco quanto dalla stessa affermato in ordine a prospettate riforme legislative, miranti ad rendere più difficoltoso l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini vittime di malasanità.

Da un lato si censura, da parte dei più alti vertici dello Stato, l’operato degli avvocati che assistono i malati, dall’altro si pensano riforme già in odore di incostituzionalità.

Sarebbe infatti in programma una riforma, che segue la recente “Legge Balduzzi”, con la quale si intenderebbe differenziare la natura giuridica della responsabilità del medico rispetto a quella degli altri professionisti (avvocati, ingegneri, notai, commercialisti) . Il medico (e l’ente ospedaliero) risponderebbe del proprio operato secondo principi generali di responsabilità (per intenderci come un automobilista per i danni che provoca a terzi nella conduzione del proprio mezzo) e non secondo i consolidati principi della responsabilità contrattuale.

Tale impostazione comporta un maggior onere probatorio a carico della vittima di un episodio di malasanità. In sintesi non spetterà più al medico (ospedale) dare la prova di aver bene operato, ma al contrario toccherà al paziente dimostrare la colpa del medico.

Non vi è chi non veda che tale trattamento di favore nei confronti di una unica categoria professionale non trovi giustificazione sotto il profilo costituzionale.

A sommesso avviso dello scrivente il Ministero della Salute dovrebbe concentrare i propri sforzi nel tutelare la salute pubblica attraverso la distribuzione di risorse economiche adeguate, non tentando di addossare la responsabilità del contenzioso agli avvocati.

Con ciò non si vuole negare che vi siano colleghi disposti a perorare cause infondate pur di lucrare le parcelle; ma questo non significa niente. Sarebbe come dire che la politica è corrotta perché vi sono molti politici inquisiti per plurimi reati o che i medici siano impreparati perché vi sono molti casi di responsabilità medica.   Si tratterebbe nuovamente di assurde ed insipienti generalizzazioni.

La maggior parte dei medici svolge invece egregiamente il proprio lavoro in condizioni difficilissime a causa della mancanza di risorse sufficienti, così come la maggior parte degli avvocati si prodiga per l’affermazione dei diritti dei cittadini.

Si tratta in entrambi i casi di un dovere deontologico che avvocati e medici compiono nell’assolvimento della loro funzione di rilevanza costituzionale (diritto alla salute – diritto alla difesa) al servizio dei cittadini.

Faccia altrettanto la politica!