201907.10
0

OBBLIGAZIONI PORTUGAL TELECOM – La responsabilità delle banche ed i ricorsi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie

Il caso Portugal Telecom richiama alla memoria quanto accaduto in relazione alla negoziazione nel mercato finanziario retail dei titoli Cirio, Lehman Brothers, Parmalat. Anche in questo caso si è trattato di titoli (obbligazioni) ad alto rischio per l’investitore, consigliate dalle banche ai propri clienti in assoluto spregio di quelli che sono gli obblighi di diligenza posti dalla legge a carico dell’intermediari finanziari, al fine della tutela dei clienti e del sistema finanziario in generale.

Occorre fare un breve cenno storico. Nel 2013 Portugal Telecom, importante compagnia telefonica del Portogallo, in un’ottica espansionistica, si fondeva con la controllante OI Brasil, compagnia telefonica brasiliana, le cui posizioni debitorie dipendevano anche dalle criticità economiche del Brasile, paese caratterizzato da recessione economica e fortissima inflazione.

Il valore delle obbligazioni Portugal Telecom, essendo garantito da OI Brasil, dipendeva dunque in larga misura dalla situazione economica di quest’ultima società che, a causa dell’insuccesso di alcune iniziative finanziarie, nel 2015 veniva declassata dalle maggiori agenzie internazionali di rating. Conseguentemente anche le quotazioni delle obbligazioni Portugal Telecom crollavano.

Orbene, la responsabilità di buona parte degli intermediari finanziari italiani, come in altri casi, è stata in primis quella di consigliare l’acquisto delle Portugal Telecom a clienti non propensi al rischio ed ignari della criticità del titolo obbligazionario, in secundis di non aver vigilato sull’andamento del titolo informando i propri clienti delle crescenti perdite del loro portafoglio.

Gli intermediari finanziari e alcune associazione di consumatori, dopo il default della Oil Brasil, hanno consigliato gli investitori di aderire al piano concordatario della società (Recuperação Judicial, Tribunale di Rio de Janeiro)   per ottenere il rimborso del 20% del valore di acquisto del titolo in quaranta anni.

Si tratta sicuramente di una scelta errata; più utile far verificare da un avvocato se la condotta della banca nell’intermediazione dei titoli in questione sia stata conforme alla legge (TUF) ed ai regolamenti comunitari (MIFID) regolatrice della materia.

La norma di riferimento è l’art. 21 TUF “nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori, i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l’interesse dei clienti e per l’integrità’ dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati”.

Il difetto di informazione sulle criticità e la rischiosità di un titolo obbligazionario, emesso da una società operante in un contesto geografico in crisi, comporta infatti la responsabilità della banca per la perdita economica subita dai propri clienti, a causa del crollo del valore dei titoli. Invero l’intermediario deve sempre illustrare all’investitore i rischi connessi al tipo di strumento finanziario, il rischio di perdita totale dell’investimento, la volatilità del prezzo di tali strumenti e gli eventuali limiti di liquidabilità dei medesimi[1].

Gli obblighi contrattuali della banca, in caso di gestione del portafoglio titoli del cliente, non si esauriscono con la negoziazione del prodotto finanziario. L’intermediario deve infatti segnalare ai clienti la variazione qualitativa del grado di rischio dei titoli in portafoglio e le ingenti perdite che emergano da alcuni elementi dotati di indubbia valenza segnaletica (Cass. civ.2016/17440; Corte Appello Torino Appello Torino, 28/02/ 2014, n. 767: ACF decisione n. 116/2017).

La Suprema Corte ha infatti evidenziato che si devono escludere obblighi di informazione successivi alla concreta erogazione del servizio di negoziazione titoli solo quando non sia previsto nel contratto un servizio di gestione del portafoglio o di consulenza (anche Cass. Civ. sez. I, 30/01/2013, n.2185 Tribunale di Roma e Corte di Appello di Torino; Trib. Forlì, 18 novembre 2008; Corte  App. Milano, 16 febbraio 2009, n. 452/2009)

Nel caso delle obbligazioni Portugal Telecom gli intermediari avrebbero poi dovuto usare una maggiore cautela in osservanza del comma 5 dell’art.31 regolamento intermediari, il quale prevede che “Nel caso di strumenti finanziari che incorporano una garanzia di un terzo, le informazioni relative a tale garanzia includono dettagli sufficienti sul garante e sulla garanzia, affinché il cliente al dettaglio o potenziale cliente al dettaglio possa compiere una valutazione corretta della garanzia”.

Il titolo in questione era infatti garantito dall’andamento economico della società controllante Oil Brazil, così che le banche dovevano segnalare al cliente le criticità della società controllante.

Proprio in questo senso sono intervenute le prime decisioni dell’arbitro finanziario (ACF dec.n. 551 del 19 giugno 2018 – ACF Dec.n. 1507 del 3 aprile 2019) [2]

***

Un secondo profilo di criticità, spesso ravvisabile nel comportamento contrattuale dell’intermediario e molto spesso emergente nel caso della negoziazione delle Portugal Telecom, è rappresentato dalla inadeguatezza del prodotto rispetto alla profilatura del cliente.

Gli intermediari, al momento della sottoscrizione del mandato e periodicamente, devono profilare il cliente indagando le sue condizioni economiche, il suo grado di cultura, la sua conoscenza dei mercati e dei prodotti finanziari, nonché la sua eventuale propensione al rischio. Sulla base di tali dati, la banca deve verificare l’adeguatezza dei prodotti finanziari che offre il mercato, esprimendo un giudizio di inadeguatezza rispetto a quei titoli che non corrispondono alle esigenze ed alle caratteristiche del cliente.

La mancata segnalazione al cliente della incoerenza del titolo rispetto alla sua profilatura Mifid comporta nuovamente la responsabilità contrattuale della banca.

Nel caso Portugal Telecom, l’obbligazione  è stata sovente suggerita a clienti dalla cui profilatura emergeva la propensione al risparmio, la insufficiente conoscenza delle dinamiche del mercato finanziario, una scarsa propensione al rischio.

Nella maggior parte dei casi le banche non avrebbero dovuto suggerire l’acquisto delle obbligazioni Portugal Te. e, se la negoziazione fosse stata richiesta dal cliente, avrebbero dovuto esprimere un giudizio di “inadeguatezza”. Si veda in punto la decisione ACF n. 146 del 14 dicembre 2017 [3].

In punto si tenga presente che già nel 2015  le due principali società di rating mondiale, Moody’s e Standard and Poor’s, assegnavano all’ obbligazione Portugal Tel un rating (Ba2; BB+) non investment grade.  Il rating Ba2 e BB+ sono considerati anche dalla borsa italiana come indicatori di un titolo speculativo ad alto rischio, ovvero non investment grade,

Alla luce delle argomentazioni di cui sopra è consigliabile ai risparmiatori danneggiati a seguito dell’improvvido acquisto delle obbligazioni Portugal Telecom, l’esperimento del ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, finalizzato alla condanna dell’intermediario, per responsabilità contrattuale o extracontrattuale, al risarcimento dei danni determinati nella misura del valore della perdita economica subita a causa del deprezzamento dei titoli.

Avv. Luigi Riccio

_______________________________________________

[1]Nella gestione di portafogli l’assolvimento degli obblighi endocontrattuali da parte dell’intermediario, così come descritti nell’art. 21 T.u.f., richiede l’indicazione delle caratteristiche della gestione e della sua rischiosità; a tal fine il benchmark non riveste un rilievo esclusivo, ma certamente concorrente, a definire le caratteristiche della gestione ed indirettamente il grado massimo di rischio al quale l’investitore ha inteso contrattualmente esporsi” . Cassazione civile sez. I, 01/12/2016, n.24545

[2] Sul punto le deduzioni del resistente sono assai generiche, e non vi è alcuna evidenza in atti circa l’informativa resa sulle concrete caratteristiche di rischio che l’acquisto di tali obbligazioni comportava. Un’informativa che avrebbe dovuto essere, invece, alquanto dettagliata al fine di adempiere l’obbligo che impone che il cliente sia sempre adeguatamente informato, atteso che al momento dell’acquisto delle obbligazioni da parte del ricorrente non solo (i) i titoli, a dispetto di quanto evocato dalla loro denominazione, non erano più garantiti dalla compagnia telefonica portoghese bensì dalla società Oi S.A, compagnia telefonica brasiliana, il cui debito presentava delle criticità legate alla forte posizione debitoria ed al rallentamento economico del Brasile, ma anche (ii) che tale società era già stata oggetto di downgrade da quasi tutte le agenzie di rating”  ACF Decisione n. 1507 del 3 aprile 2019.

[3] “Quanto al merito, il Collegio ritiene che l’odierno ricorso sia meritevole di accoglimento, per le motivazioni ed entro i limiti di seguito rappresentati.  Stante quanto rilevabile in atti, si ritiene che le informazioni raccolte dall’intermediario in sede di profilatura del ricorrente non siano idonee, nel loro complesso, a supportare il giudizio di adeguatezza reso con riguardo all’investimento di cui trattasi, basandosi tale giudizio su un profilo Mifid dell’investitore, espresso nel maggio 2013, da cui risulta, tra l’altro: (i) quanto agli obiettivi di investimento, la finalità perseguita dal cliente di: “far crescere discretamente il suo capitale, nel medio periodo accettando un rischio contenuto……… Ciò essendo, ritiene il Collegio che l’intermediario nel caso di specie abbia erroneamente giudicato l’investimento di cui trattasi come adeguato per un soggetto rispetto al quale le informazioni disponibili deponevano piuttosto nel senso di una propensione ad investimenti contrassegnati da una crescita di valore progressiva e “senza strappi”, con l’accettazione di un rischio contenuto   ” ACF Decisione n. 146 del 14 dicembre 2017

Lascia un commento

I campi con asterisco sono obbligatori *