In materia di responsabilità civile automobilistica, la Cassazione recentemente si è pronunciata sul diritto del danneggiato di vedersi riconosciuto il pagamento delle spese legali stragiudiziali occorse per diffidare la compagnia del responsabile civile al pagamento del danno e per la conduzione delle trattative volte alla liquidazione dello stesso.  

In materia la giurisprudenza si è ormai uniformata e le pronunce del giudice di legittimità sono andate tutte nella direzione dell’ammissibilità della ripetizione delle spese legali summenzionate, in quanto il danneggiato “ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali “ (Cass. Sez. III, 6422/2017; Cass. civ., sez. III, n. 11154/2015; Cass. civ., sez. III, n. 3266/2016; Cass. Civ., 21/01/2010, n. 997, Cass. Civ.Sez.Unite n. 26973/2008 – Cass. Civ. n. 2775/2006).

Lo stesso principio si applica quando il danneggiato decide avvalersi della procedura di indennizzo diretto, volgendo la domanda risarcitoria al proprio assicuratore. In questo caso la Corte di Cassazione ha stabilito che sono comunque dovute le spese di assistenza legale sostenute dalla vittima allorché il sinistro presenti particolari problemi giuridici, ovvero quando essa non abbia ricevuto la dovuta assistenza tecnica e informativa dal proprio assicuratore (Cass. civ., Sez. III. n. 3266/2016, conforme a Cass. n. 11154/2015). Anche in questo caso è stato affermato che non si può negare il diritto del danneggiato di farsi assistere da un avvocato; una tale tesi contrasterebbe infatti con l’art. 24 Cost.

Recentemente la Cassazione si è nuovamente espressa con la propria ordinanza 14/02/2019 n° 4306, richiamando le tesi già enunciate e riconfermando il principio secondo cui le spese legali stragiudiziali riconosciute nell’eventuale giudizio promosso dal danneggiato devono essere liquidate in sorte capitale come voce di danno patrimoniale emergente (già Cass. Civ. SS.UU. n° 16990/2017).

Alla luce della succitata giurisprudenza di legittimità, appare utile enumerare quali sono i casi in cui le spese legali stragiudiziali debbano essere rimborsate, anche in considerazione del risvolto pratico che assume la questione, considerata la renitenza delle compagnie al pagamento delle spese legali, ogni qual volta il sinistro sia stato liquidato entro il termine dello “spatium deliberandi” (60 giorni per i danni materiali e 90 per quelli fisici).

Orbene, le spese legali sono dovute:

  • In caso di offerta tardiva da parte dell’assicuratore, quindi oltre lo spatium deliberandi, nonostante la diffida da parte dell’avvocato.
  • Se l’assicuratore, in caso di indennizzo diretto, non presta assistenza tecnica ed informativa al proprio assicurato/danneggiato (Cass.Civ.3266/2016)[1]. In punto si può assumere che, secondo principi di buona fede contrattuale, l’assicuratore dovrebbe consigliare all’assicurato di inviare alla compagnia la richiesta danni ex art. 148 CdAss, contenente tutti i dati richiesti dalla norma stessa per la sua validità legale; dovrebbe informarlo dei suoi diritti (ad esempio, in caso di lesioni,  della possibilità di nominare un proprio perito medico legale); dovrebbe  vigilare sui termini di prescrizione consigliando all’assicurato di interromperla, ecc. Tale attività di collaborazione non viene di norma resa dall’assicuratore, in quanto confliggente con i suoi interessi economici.
  • Quando l’offerta risarcitoria dell’assicuratore non risulta congrua o quando pervenga senza alcuna motivazione in ordine al suo ammontare o, ancora, non sia stata preceduta dalla proposta di liquidazione di cui ai commi VI – VII – VIII del 148 CdAss. In relazione a quanto sopra. va detto che l’assicuratore spesso omette di comunicare al danneggiato la proposta liquidatoria, nell’ottica di metterlo di fronte al fatto compiuto e non corrispondere compensi di assistenza legale. Tuttavia tale modus operandi è palesemente in contrasto con la norma succitata.
  • Nel caso in cui, come sempre avviene, l’assicuratore non partecipa alla negoziazione assistita, limitandosi a formulare l’offerta incongrua.
  • Quando, in sostanza, l’intervento dell’avvocato è stato utile per conseguire il risarcimento o, con giudizio ex ante, si possa ritenere che lo avrebbe conseguito se ci fosse stata una corretta trattativa da parte dell’assicuratore.

Va segnalato che i principi su esposti sono stati recepiti dalla giurisprudenza di merito

–  Sentenza n. 130  Tribunale di Roma, sez. XII civile, 7/01/10.

–  Sentenza n  4101/15    G. di P. di Torino dott.ssa A. C. Tedeschi 

–  Sentenza n. 8721 /11   G. di P. di Torino dott. P. Pappalettere

–  Sentenza n. 1551/10   G.di P. Dott. Campagna[2] 

–  Sentenza n. 8865/09   G.di P. di Torino Dott. Gianni Bruschi[3]

–  Sentenza n. 8512/09   G.di P. di Torino, Dott. Vittore Campi[4]

–  Sentenza n.  979        G.di P. di  Imola[5] 

–  Sentenza n. 2765/08  G.di P. di  Catania[6]

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[1]In tema di risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, l’articolo 9, comma 2, d.P.R. 18 luglio 2006 n. 254, emanato in attuazione dell’art. 150, comma 1, d.lg. 7 settembre 2005 n. 209 (Codice delle assicurazioni private), il quale, per l’ipotesi di accettazione della somma offerta dall’impresa di assicurazione, esclude che siano dovuti al danneggiato i compensi di assistenza professionale diversi da quelli medicolegali per i danni alla persona, si interpreta nel senso che sono comunque dovute le spese di assistenza legale sostenute dalla vittima perché il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando essa non abbia ricevuto la dovuta assistenza tecnica e informativa dal proprio assicuratore, dovendosi altrimenti ritenere nulla detta disposizione per contrasto con l’articolo 24 della Costituzione, e perciò da disapplicare, ove volta a impedire del tutto la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali effettivamente necessarie”. Cass.Civ.3266/2016

[2] “Non può non rivelarsi che è pieno diritto di chiunque, anche se agisce in sede di risarcimento diretto, farsi assistere da un legale nell’esplicazione tecnica delle sue richieste risarcitorie…”  Sentenza n.1551/10 G.di P. Torino Dott. Campagna

[3]Le spese legali stragiudiziali costituiscono  pertanto una vera e propria voce di danno il cui risarcimento non può essere omesso ex art. 2058 C.C. al fine di ripristinare integralmente il patrimonio del soggetto interessato.  D’altra parte una norma regolamentare non può modificare lo schema risarcitorio principalmente basato sulle disposizioni di cui all’art. 1917 C.C.”   (G.di P. di Torino Dott. Gianni Bruschi,  sent. n. 8865/09)

[4]Va ricordato che la non rimborsabilità d quelle spese è dettata esclusivamente dall’art.9 del Regolamento del C.d.A. che è fonte normativa gerarchicamente subordinata al DLGS 209/2005 che nulla prevede in proposito.”   G.di P. di Torino, Dott. V. Campi, sent. 8512/09

[5]In tema di risarcimento del danno da circolazione stradale, il danneggiato ha diritto al rimborso delle spese legali stragiudiziali e, in assenza di qualsiasi accordo sul punto tra danneggiato ed impresa assicuratrice, quest’ultima non può fare riferimento alla prassi liquidatoria che attribuisce al legale del danneggiato una percentuale pari al 10% dell’indennizzo liquidato, ma deve applicare le tariffe professionali.”  Giudice di pace Imola, 18 giugno 2008, n. 979

[6] “In tema di risarcimento danni derivanti da sinistro stradale la parte danneggiata ha diritto al rimborso anche delle eventuali spese legali stragiudiziali.”  Giudice di pace Catania, 11 aprile 2008, n. 2765