responsabilità medica e malsanitàLa
responsabilità medica e la malasanità

Si utilizza il termine generico di “MALASANITA’” per indicare i casi di responsabilità per interventi chirurgici o cure mediche eseguiti in modo non conforme alla tecnica ed alla scienza medica o prescritti senza essere giustificati dalla patologia; come pure di casi di errata, inadeguata o mancata diagnosi di una malattia da parte del medico con la conseguenza della prescrizione, al paziente, di cure inutili o dannose.
Lo STUDIO LEGALE RICCIO offre consulenza ed assistenza legale nel campo della responsabilità medico-sanitaria; settore nel quale abbiamo conseguito vasta esperienza in anni di attività.
Il nostro modo di operare è il seguente:
Un primo colloquio con il cliente che ci espone il suo caso fornendo la prima documentazione da esaminare.
Svolte le dovute considerazione sulla possibilità di dar corso ad un’azione risarcitoria nei confronti dell’ente ospedaliero o del medico, viene fissata una visita medico legale presso uno dei medici legali fiduciari dello studio, per un più approfondito esame della documentazione e per l’accertamento della colpa del sanitario, con riferimento ai parametri scientifici dell’arte medica.  A questo punto, redatta la perizia medico legale da parte del consulente dello studio, valutate le possibilità di riuscita, considerati i vantaggi economici che si intendono conseguire, i rischi ed i costi dell’azione da esperire, viene conferito l’incarico all’avvocato.
Verrà, a questo punto, formulata richiesta danni all’ente ospedaliero e presentato un ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 669 bis cpc avanti al tribunale competente. Il ricorso, oltre ad avere lo scopo di accertare la responsabilità da malpractice medica, è finalizzato ad un tentativo bonario di composizione della lite.
Nel caso di esito negativo della conciliazione si citerà in giudizio l’ente ospedaliero alla luce dell’esito positivo della consulenza tecnica ottenuta dal tribunale.
Nei casi più gravi potrebbe essere utile la querela penale del medico e quindi si procederà in tal senso.
Per quanto attiene alle SPESE LEGALI richieste dallo studio, esse verranno concordate con il cliente caso per caso; il criterio utilizzato, comunque, comparta un minimo esborso da parte del cliente nella fase iniziale ed il pagamento successivo degli onorari ancorato e proporzionato al risultato conseguito.

Il primo colloquio ed il preventivo sono gratuiti
Anche riguardo alle SPESE PERITALI, ovvero quelle relative alle perizie mediche da svolgere per avvalorare e provare la non congruità dell’intervento sanitario, verrà data ampia informativa al cliente e le spese stesse saranno spalmate nel corso del giudizio seguendo il metodo sopra esposto.
In alcuni casi, quelli previsti dalla legge, lo studio consiglierà al cliente di accedere al GRATUITO PATROCINIO a spese dello stato accettando comunque l’incarico.

La responsabilità degli ospedali per gli errori del personale medico

Gli enti ospedalieri e le aziende sanitarie sono responsabili dei danni causati ai pazienti dai medici che prestano servizio presso la struttura. La responsabilità civile per i summenzionati danni ha natura contrattuale. Il principio affonda le sue radici storiche nella giurisprudenza della corte di Cassazione (in particolare Cass. Sez. Unite 11 Gennaio 2008 n.577), ma recentemente la riforma legislativa apportata dalla Legge 24/2017 ha stabilito definitivamente i capisaldi della materia. L’articolo 7 della legge ribadisce infatti che la struttura sanitaria che si avvalga di operatori, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti, risponde sempre contrattualmente ex art. 1218 – 1228 c.c., della loro condotta dolosa e colposa.

La disposizione si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attivià’ di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonchè attraverso la telemedicina. La normativa definisce invece come extracontrattuale, ex art. 2043 c.c., la responsabilità dell’operatore sanitario, salvo che non abbia agito nell’adempimento di una obbligazione contrattuale di prestazione sanitaria assunta con il paziente.                  Così strutturata la materia, per il paziente danneggiato, da un punto di vista pratico, è sufficiente convenire in giudizio l’ente ospedaliero senza che sia necessario individuare il singolo medico che ha commesso l’errore professionale e farlo partecipe del processo.

La prova della responsabilità dell’ ente o del medico

Quanto asserito in ordine alla responsabilità di natura contrattuale dell’ente, riveste notevole importanza relativamente al così detto onere della prova a carico del paziente di dimostrare la responsabilità dei sanitari in ordine al peggioramento delle proprie condizioni di salute.
Al paziente spetterà soltanto l’onere di provare l’esistenza del contratto con il medico o del “contatto sociale” con l’ospedale, l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato (Cassazione 23562/11). Rimane invece a carico del medico/ospedale la dimostrazione che non vi è stata colpa medica ovvero che essa non è da porsi in relazione all’aggravamento delle condizioni di salute del paziente; in buona sostanza che non c’è un nesso di causa tra la condotta del medico e il danno.
Il nesso di causa e quindi la colpa del medico non è configurabile quando il peggioramento delle condizioni di salute sia dipeso da una circostanza eccezionale e non prevedibile.
Sotto il profilo pratico il più delle volte il danneggiato dovrà rivolgersi ad un medico legale che, presa visione della documentazione clinica, accerti se la condotta del sanitario è stata prudente, diligente ed in linea con la scienza medica. Molto spesso il medico legale a sua volta dovrà avvalersi della collaborazione dello specialista (cardiologo, nefrologo, neurologo ecc.) per meglio approfondire il caso.

In punto, la Suprema Corte (Cass.Civ.5444/2006) ha affermato che la responsabilità del sanitario per violazione dell’obbligo di consenso informato discende dalla tenuta condotta omissiva di adempimento dell’obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento.
Vi è da precisare, per altro, che, ai fini della configurazione della responsabilità da mancato consenso informato, è del tutto indifferente se il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno, perché la correttezza dell’esecuzione rileva ai fini della configurazione della diversa responsabilità da inesatto adempimento.L
’illecito per la violazione del consenso informato sussiste, allora, per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione, non sia stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con volontà consapevole delle sue implicazioni, con la conseguenza che tale trattamento non può dirsi avvenuto previa prestazione di valido consenso e appare, pertanto, eseguito in contrasto con i precetti di cui agli artt. 32, comma 2 e 13 Cost. e dell’art. 33 della Legge 833/1978: da ciò deriva la lesione della situazione giuridica del paziente, inerente alla salute ed alla integrità fisica, per il caso che esse si presentino peggiorate a causa dell’esecuzione del trattamento.
Il diritto in esame appartiene ai diritti inviolabili della persona ed è espressione del diritto all’autodeterminazione in ordine a tutti gli ambiti in cui si svolge la personalità dell’uomo.
Il consenso deve essere frutto di un rapporto reale e non solo apparente tra il medico e il paziente, in cui il sanitario è tenuto a raccogliere un’adesione effettiva e partecipata, non solo cartacea, all’intervento. Esso non è dunque un atto puramente formale o burocratico (Cass. n. 21748/2007).
L’informazione deve essere relativa alla “natura dell’intervento medico e chirurgico, alla sua portata ed estensione, ai rischi e ai risultati conseguibili, alle possibili conseguenze negative, alla possibilità di conseguire il medesimo risultato attraverso altri interventi e ai rischi di questi ultimi (Cass. n. 364/1997 – Cass. n. 10014/1994).
E’ bene, altresì, precisare che anche gli artt. 29 e 31 del Codice Deontologico Medico stabiliscono l’obbligo per il medico di informazione serena e adeguata sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla natura della terapia che si intende adottare e sulle conseguenze verosimili della terapia suddetta.

Il danno risarcibile

Il danno patito dal paziente

Le voci di danno che può richiedere il paziente che sia stato vittima di episodi di malasanità sono quelle che vanno ricomprese nella categoria del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Nel danno patrimoniale vanno ricomprese tutte le conseguenze negative sotto il profilo economico che il paziente ha subito o subirà a causa della lesione della sua integrità fisica; quindi non solo tutte le spese che dovrà sostenere per le cure che dovrà affrontare e l’assistenza di cui abbisognerà, ma anche l’eventuale perdita di reddito futuro.
Si ha invece danno non patrimoniale ogni qual volta si accerti una lesione del diritto alla salute, alla integrità fisica e morale del paziente.
Vengono allora in considerazione il danno permanente o biologico (danno all’integrità psico-fisica) , il danno morale (da sofferenza più o meno prolungata) il danno esistenziale (danno alla vita di relazione sociale).
Ha causa di un errore medico il paziente potrebbe subire un aggravamento del proprio stato di salute o subire una lesione permanente che non ha nulla a che vedere con la patologia per la quale era ricorso all’intervento dei sanitari.
In questo caso va accertato, sotto il profilo medico-legale, quale sia l’entità della lesione permanente subita.
Ciò avviene tramite l’utilizzo di tabelle medico-legali utilizzate per accettare il così detto “danno biologico”.
In caso di lesioni permanenti (danno biologico) il danneggiato avrà diritto ad un risarcimento commisurato all’entità della lesione, ovvero al punteggio di invalidità riconosciutogli (da 1% a 100%).
Ancor dovrà essergli risarcito il “danno biologico temporaneo”, ovvero gli dovrà essere riconosciuta una sorta di diaria giornaliera per ogni giorno di ulteriore ricovero ospedaliero (dovuto agli effetti dell’errore medico) e per ogni giorno di successiva cura e riabilitazione, sino alla stabilizzazione dei postumi permanenti.
Al danneggiato spetta ancora il risarcimento del danno morale, consistente nel patema d’animo subito dalla vittima dell’illecito.
Il danno non patrimoniale andrà poi personalizzato con riferimento ad eventuali ulteriori ripercussioni che la lesione fisica o la malattia abbiano avuto sugli aspetti relazionali, affettivi e di realizzazione della propria personalità umana.

Il danno patito dai parenti

Anche i parenti del paziente che sia deceduto a causa della responsabilità dei sanitari o abbia subito gravi lesioni o il peggioramento delle proprie condizioni di salute, sono legittimati a richiedere il risarcimento del danno dagli stessi patito.
Moltissimi sono i casi che si possono citare. Si pensi, ad esempio, ai genitori di un neonato che abbia subito gravi menomazioni, a causa di una errata diagnosi prenatale o per via di imperite manovre mediche durante il parto; o al caso della moglie che ha perso il marito durante un intervento chirurgico dall’esito mortale.
In questi casi i parenti hanno un titolo proprio per richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali o morali subiti.
In caso di contenzioso, dunque, il paziente danneggiato ed i parenti agiranno congiuntamente al fine di ottenere il ristoro dei danni, ciascuno in base al proprio diritto.
Le richieste saranno quelle già illustrate, ovvero il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Sotto il profilo economico, potrà essere di rilievo la richiesta risarcitoria dei parenti che, a causa delle lesioni subite dal proprio congiunto, si sono visti privare dei mezzi di sostentamento che lo stesso gli garantiva ( figli mantenuti dal genitore che ha perso possibilità reddituali).
Per quanto attiene ai danni non patrimoniali trova rilievo il danno morale o esistenziale già descritti riguardo al paziente.

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