Usura – TAEG – Polizze mutui finanziamenti

PREMI ASSICURATIVI COLLEGATI AI MUTUI

Il costo delle e polizze di assicurazione sottoscritte dal cliente in occasione della stipula di un contratto di finanziamento chirografario o ipotecario, a norma lella Legge 108/1996, dell’art. 644 C.P. e del TUB, assume particolare rilievo fine della verifica del TEG e del TAEG contrattualmente indicato.
L’incidenza di detti costi rileva dunque sia per quanto attiene il controllo dell’eventuale superamento del tasso soglia d’usura da parte degli interessi corrispettivi del finanziamento, sia in relazione alla corretta determinazione dei costi complessivi del contratto, che il mutuatario ha il diritto di conoscere preventivamente alla stipula.
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INCIDENZA DEI PREMI SUL TASSO SOGLIA USURA (Anche alla luce della recente sentenza della Cassazione ( Cass. civ., sez. I, 05 Aprile 2017, n. 8806. Est. Dolmetta)
Il costo delle polizze di assicurazione sottoscritte dal cliente in occasione della stipula di un contratto di finanziamento chirografario o ipotecario, a norma lella Legge 108/1996, dell’art. 644 C.P. e del TUB, assume particolare rilievo al fine della verifica della correttezza del TEG e dell’ISC (TAEG) contrattualmente indicato dall’istituto di credito.
L’incidenza di detti costi rileva, dunque, sia per quanto attiene il controllo dell’eventuale superamento del tasso soglia d’usura da parte degli interessi corrispettivi del finanziamento, sia in relazione alla corretta determinazione dei costi complessivi del contratto (trasparenza) che il mutuatario ha il diritto di conoscere preventivamente alla stipula.
Quanto all’usurarietà dei mutui, il cui TEG sia stato calcolato ed indicato dalla banca senza tenere conto dei costi delle polizze facoltative, è di particolare importanza la recente sentenza della Suprema Corte in commento.
La Corte non ha affrontato l’argomento della legittimità delle istruzioni della Banca d’Italia sul rilevamento del TEGM quando queste siano in contrasto con il dettato normativo della L.108/96 e dell’art. 640 CP, questione dibattuta ampiamente dalla giurisprudenza di merito.
Il Collegio ha aggirato l’ostacolo, con discreto “savoir faire”, affermando che dall’attenta lettura delle istruzioni di Banca d’Italia del 2001 e del 2009 si desume che le spese per premi di assicurazione, anche relativi alle polizze facoltative, devono essere ricomprese nel TEG, essendo sufficiente che la spesa risulti collegata all’operazione di credito. A parere della Corte, dunque, le istruzioni di Banca d’Italia non si discosterebbero dal dettato normativo in tema di usura.
Alla luce della sentenza in commento, in relazione ai mutui ipotecari ed al credito al consumo, perdono rilievo le decisioni dell’ABF, che in punto usurarietà differenziavano le loro motivazioni a seconda che il contratto fosse stato stipulato o meno dopo il dicembre 2009, ritenendo che prima delle nuove istruzioni di Banca d’Italia i premi delle polizze così dette “facoltative” non potessero essere inseriti nel TEG .
La Corte ha censurato quindi la decisione della Corte di Appello di Napoli, che aveva anch’essa operato tale distinzione sulla base di una errata interpretazione delle istruzioni di Banca d’Italia del 2001, le quali già prevedevano l’inclusione nel TEG delle polizze imposte dal creditore (banca) per assicurargli il rimborso del credito.
Dice la Cassazione: “un’interpretazione di tale nuova formula in termini di “rottura” rispetto a quelli precedenti, com’è propugnata dalla Corte napoletana, sembra per la verità attingere a margini di non agevole spiegazione. Del tutto ragionevole appare, invece, opinare che con la nuova formula la Banca d’Italia abbia inteso esplicitare con più chiare parole quanto già in precedenza sostanzialmente inteso: a dissipare ogni eventuale dubbio ipoteticamente presente nell’operatività.”
Il principio di diritto enunciato da Giudice di legittimità è dunque il seguente:
“In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell’ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell’eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata all’operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l’erogazione ”
Come già accennato, non è stata affrontata dal Giudice di legittimità la questione dell’inclusione nel TEG dei premi assicurativi pagati dal consumatore per la conclusione di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, che Banca d’Italia nelle proprie istruzioni in vigore sino a dicembre 2009 escludeva, contravvenendo, a parere di molti, al dettato normativo dell’art. 644 CP (L. 108/1996), il quale non opera differenziazioni tra tipologie di finanziamento o di costi (come quelli assicurativi previsti normativamente nei contratti con cessione del quinto dello stipendio – art. 54 del DPR 180/1950 – ).
Buona parte della giurisprudenza, proprio in tema di “quinto dello stipendio”, ha sinora ritenuto che le istruzioni dell’ente di controllo delle banca vadano disattese quando si pongano in contrasto con la norma legale: Cass. Penale 46669 / 2011 – Corte d’Appello di Torino il 20.12.2013 – Corte di Appello Milano, 14 marzo 2014, conforme Corte di Appello Milano 17 luglio 2013 .
Da segnalare in argomento la recente sentenza del Tribunale di Torino VI sez. civ., dott. Astuni, 17 novembre 2016, decisione, ad avviso di chi scrive, assai convincente per chiarezza espositiva e logicità argomentativa.
Il Tribunale conferma l’assunto secondo il quale le disposizioni di Banca d’Italia non hanno valore di legge e vanno disattese qualora non siano conformi all’art. 644 CP il quale, lo si ripete, dispone che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”, quindi, indubbiamente, anche i premi delle polizze assicurative.
Osserva il Tribunale, quanto all’inserimento nel TEG dei premi di assicurazione, che la norma dell’art. 644 CP non è una norma incompleta che contiene una delega ad una norma secondaria per l’individuazione di voci di costo da inserire nel calcolo del TEG, ciò in quanto il nucleo della incriminazione è descritto in modo compiuto nella norma penale, senza alcun rinvio.
L’articolo 644 CP non delega dunque la fonte ministeriale ad individuare le voci di costo da inserire nel calcolo, in quanto le definisce esso stesso; la norma penale delega invece al Ministero, attraverso la rilevazione della Banca d’Italia, la sola indicazione trimestrale del tasso soglia.
Quindi, conclude il Tribunale, le istruzioni di Banca d’Italia hanno funzione diversa e non possono costituire lo strumento di verifica del superamento del tasso soglia.
Per completezza occorre da ultimo segnalare la sentenza di segno opposto del Giudice di legittimità (Cassazione civile, sez. I, 22/06/2016, n. 12965) che ha affrontato la questione dell’esclusione dal TEG delle commissioni di massimo scoperto da parte di Banca d’Italia, prima delle nuove istruzioni di dicembre 2009.
La Suprema Corte, discostandosi dalla giurisprudenza della stessa Cassazione Penale ha asserito che, per quanto detta esclusione possa essere considerata illegittima, per contrarietà alle norme primarie regolanti la materia, secondo le argomentazioni della giurisprudenza penalistica, “questo non potrebbe in alcun modo tradursi nella possibilità, per l’interprete, di prescindervi, ove sia in gioco – in una unitaria dimensione afflittiva della libertà contrattuale ed economica – l’applicazione delle sanzioni penali e civili, derivanti dalla fattispecie della cd. usura presunta, dovendosi allora ritenere radicalmente inapplicabile la disciplina antiusura per difetto dei tassi soglia rilevati dall’amministrazione” .
A sommesso parere di chi scrive, l’assunto non convince, infatti, come lucidamente espresso dalla motivazione della richiamata sentenza del Tribunale di Torino, ove le istruzioni di Banca d’Italia siano contra legem devono essere disattese. La norma penale è infatti norma primaria rispetto ai decreti ministeriali che impongono alle banche di attenersi alle istruzioni di Baca d’Italia.
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INCIDENZA SULL’IRREGOLARITA’ DEL TAEG
In base alle norme sulla trasparenza bancaria gli intermediari finanziari devono indicare ai clienti (consumatori o no) il costo complessivo del finanziamento attraverso l’inserimento nei contratti di un indicatore di costi, espresso con l’acronimo l’ISC o TAEG (quest’ultimo relativo al credito al consumo).
Il D.M. 8 luglio 1992 ha stabilito con quali modalità debba essere calcolato il TAEG; il decreto stabilisce che nel calcolo del TAEG “sono inclusi le spese per l’assicurazione o garanzie, imposte dal creditore, intese ad assicurargli il rimborso totale o parziale del credito in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del consumatore”.
L’omessa indicazione nel contratto di finanziamento dell’ ISC (che equivale al TAEG) costituisce grave vizio genetico, comportante la nullità del contratto stesso; la scorretta indicazione dell’ISC comporta invece la nullità della sola clausola afferente gli interessi dovuti al mutuante.
Quanto alla disciplina normativa, occorre fare riferimento al comma 8 dell’art.117 TUB, il quale stabilisce che “la Banca d’Italia può prescrivere che determinati contratti, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d’Italia.”
Le istruzioni della Banca d’Italia di riferimento sono quelle emanate dal CICR con delibera del 4 marzo 2003 contenente la disciplina della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni dei servizi bancari e finanziari, detta delibera, all’art.9, stabilisce che “al contratto è unito un documento di sintesi delle principali condizioni contrattuali, redatto secondo i criteri indicati dalla Banca d’Italia. La Banca d’Italia individua le operazioni ed i servizi per i quali, in ragione delle caratteristiche tecniche, gli intermediari sono obbligati a rendere noto un indicatore sintetico di costo comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a formare il costo effettivo dell’operazione per il cliente”.
L’indicazione dell’ISC rappresenta dunque un elemento tipico del contratto di finanziamento, la sua omessa indicazione comporta la nullità del contratto per la mancanza dei requisiti minimi di trasparenza voluti dal legislatore. In questo senso si è pronunciato il Tribunale di Napoli con sentenza n. 7779/2015 pubblicata il 25/05/2015
L’errata indicazione dell’ISC, o del TAEG per il credito al consumo, comporta invece l’applicabilità del comma 6 del già richiamato art. 117 TUB, il quale dispone che: “ sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati” .
La sanzione non è dunque quella della nullità dell’intero contratto, ma della sola clausola afferente agli interessi pattizi che, in osservanza al disposto del comma 6 dell’arti 117 TUB, comporta la sanzione del ricalcolo degli interessi al “il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione.”
ln senso indicato si sono pronunciati il Tribunale di Chieti, sentenza 230/2015 [3] e Tribunale di Benevento sent. 31 ottobre 2015 .
A questo punto va tenuto conto che la difesa delle banche e degli istituti di credito, in punto mancato inserimento nel calcolo del TAEG dei premi assicurativi, si è negli anni attesta (come per la verifica del tasso soglia dell’usura) sulla differenziazione tra polizze “imposte dal finanziatore” e polizze “facoltative”, escludendo nuovamente queste ultime dal TAEG.
Va detto che, in argomento, le decisioni più recenti dell’Arbitro Bancario sono favorevoli ai clienti delle banche; il Collegio di Coordinamento (decisione n.1430 del 13 febbraio 2016) ha affermato che la circostanza che i costi assicurativi siano eventualmente indicati come “facoltativi” in contratto, non incide su quella che è la loro vera natura, ovvero di costi imposti per la concessione del finanziamento comportanti un beneficio al mutuante.
Assume infatti il collegio che, a prescindere dalla dicitura che la polizza non è obbligatoria, essendo la stessa preordinata ad assicurare al creditore il rimborso totale o parziale del credito in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del consumatore, va considerata come imposta dal creditore stesso, e dunque deve rientrare nel calcolo del TAEG. In quest’ottica è dunque irrilevante che nel modulo prestampato dell’intermediario la polizza venga qualificata come “facoltativa” .
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RIMBORSO DEI COSTI ASSICURATIVI IN CASO DI ESTINZIONE ANTICIPATATA DEL CONTRATTO DI FINANZIAMENTO
In caso di estinzione anticipata di un finanziamento, sia che si tratti di credito al consumo, che di finanziamento con garanzia del quinto dello stipendio, come di mutuo ipotecario, al consumatore devono sere rimborsati per la parte non maturata i costi sostenuti ed anticipati al momento della erogazione del finanziamento.
I principio si applica sia in caso di adempimento anticipato che di rinegoziazione di un nuovo contratto di finanziamento in sostituzione del precedente.
La fonte normativa più risalente è l’art. 125 n. 2 TUB del D.Lgs. 385/1993, la norma prevedeva che il consumatore, in caso di recesso anticipato, avesse diritto ad riduzione del costo complessivo del credito.
La comunicazione del Governatore della Banca d’Italia del 10/11/2009 faceva espressamente onere agli intermediari finanziari di restituire, nel caso di estinzione anticipata, la quota non maturata di tutti gli oneri relativi al contratto che siano stati pagati anticipatamente dal consumatore.
Con il D.L.gs. 141/2010, in modifica delle norme TUB, il legislatore ha introdotto l’art. 125 sexies il quale, al primo comma, prevede espressamente che al consumatore spetti un rimborso pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.
Per quanto attiene specificamente il rimborso dei costi assicurativi, il 22/10/2008 veniva sottoscritto un accordo di portata generale tra l’ABI e l’ANIA definito: “Linee guida per le polizze connesse a mutui e agli altri contratti di finanziamento”, il quale prevedeva espressamente che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento e di pagamento anticipato del premio assicurativo, il mutuante (la finanziaria) dovesse restituire la parte di premio pagato relativo al periodo residuo per il quale il rischio era cessato. L’onere del rimborso era stato posto a carico del mutuante anche nel caso in cui il premio fosse stato anticipato all’assicurazione da parte di quest’ultimo. Successivamente il Regolamento ISVAP n. 35/2010 ribadiva il concetto, ponendo a carico delle imprese assicurative l’onere del rimborso.
Da ultimo è intervenuto il D.L. 18/10/2012, n.179, art. 22 dal comma 15 quater al 15 septies, convertito in Legge 17 dicembre 2012, n. 221, che ha definitivamente disciplinato la materia richiamando il medesimo contenuto del summenzionato Regolamento ISVAP e stabilendo che le imprese assicuratrici, su richiesta del debitore/assicurato, possono fornire la copertura assicurativa fino alla scadenza contrattuale a favore del nuovo beneficiario designato. La citata normativa si applica anche per i contratti assicurativi precedenti alla sua entrata in vigore.
Il diritto del consumatore a vedersi rimborsare gli oneri anticipati e le frazione di premio pagato è stato riconosciuto in modo univoco dalle decisioni dell’Arbitro Bancario e Finanziario e dalla giurisprudenza di merito. Ex plurimis: A.B.F. Collegio di Milano, decisione n. 2394/2012 – A.B.F. Collegio di Roma, decisione n. 4148/2012 – Tribunale di Parma, sentenza n. 27/11/2015 – Tribunale Torino, sentenza n. 1354/16 del 9/03/2016 – G.d.P. Torino, sentenza del 17/03/2015 n.1351