{"id":55,"date":"2012-10-18T09:02:30","date_gmt":"2012-10-18T07:02:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiolegalericcio.it\/studio-legale-torino\/?page_id=55"},"modified":"2019-10-24T13:38:14","modified_gmt":"2019-10-24T11:38:14","slug":"anatocismo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.studiolegalericcio.it\/studio-legale-torino\/anatocismo\/","title":{"rendered":"Anatocismo"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993366;\"><strong>ANATOCISMO\u00a0 \u00a0DEGLI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 INTERESSI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 BANCARI<\/strong><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">lo\u00a0 Studio Legale Riccio si occupa da tempo di <strong><u>contenzioso bancario<\/u><\/strong> e finanziario nell\u2019interesse dei consumatori e delle aziende vittime di usura o di altre prassi contrattuali illecite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le principali anomalie contrattuali oggetto di approfondimento e successivo contenzioso sono l\u2019USURA,\u00a0 l\u2019ANATOCISMO degli interessi, i vizi di TRASPARENZA contrattuale, tali criticit\u00e0 possono riguardare :<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Mutui<\/li>\n<li>Finanziamenti per liquidit\u00e0<\/li>\n<li>Finanziamenti al consumo<\/li>\n<li>Finanziamenti con cessione del quinto dello stipendio<\/li>\n<li>Leasing<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con riguardo al <strong><u>contenzioso in<\/u><\/strong><u> <strong>diritto finanziario<\/strong><\/u> lo studio si occupa di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Derivati in genere,\u00a0<\/strong><strong>Swap,\u00a0<\/strong><strong>Negoziazione di titoli e valuta<\/strong>\u00a0 previa analisi peritale dei prodotti finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio si occupa anche delle procedure di recupero dei costi finanziari in caso di ESTINZIONE ANTICIPATA del finanziamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le anomalie afferenti i contratti bancari ed i prodotti finanziari sopra citati possono condurre alla dichiarazione di nullit\u00e0 delle clausole illecite o illegittime, con la conseguente possibilit\u00e0 di ottenere la <strong>restituzione degli interessi pagati.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Studio segue sia il contenzioso in sede giudiziale che quello di natura arbitrale presso l\u2019ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"background-color: #ffffff; color: #993366;\"><strong>IL MODO DI OPERARE DELLO STUDIO<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro studio \u00a0ha un approccio alla materia preliminarmente\u00a0 di carattere giuridico, rimandando ad una fase successiva l\u2019accertamento peritale. Tanti consumatori e aziende, in tempi recenti, si sono rivolti a societ\u00e0\/associazioni \u00a0molto pubblicizzate \u00a0ottenendo \u00a0costose perizie non supportate dall\u2019analisi preventiva dei contratti. Queste societ\u00e0, peraltro, essendo unicamente interessate ai compensi economici derivati dalle perizie,\u00a0 hanno deliberatamente \u00a0omesso di informare i clienti delle eventuali interpretazioni giurisprudenziali sfavorevoli ai clienti a seconda delle sedi dei tribunali competenti. A causa di questo modo di operare il risultato \u00a0\u00e8 stato in diversi casi \u00a0catastrofico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro studio offre quindi una preventiva consulenza sulla fattivit\u00e0 di una azione stragiudiziale o giudiziale mirata al recupero degli interessi;\u00a0 solo qualora ve ne siano i presupposti si procede ad una prevalutazione peritale <strong>(gratuita)<\/strong> al fine di quantificare in linea di massima gli importi degli interessi da richiedere in ripetizione alla banca e successivamente verr\u00e0 r<strong>edatto un preventivo dei costi legali e peritali del contenzioso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi l\u2019iter della pratica seguir\u00e0 il seguente corso.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Analisi della pratica e perizia contabile<\/em><\/li>\n<li><em>Assunzione dell\u2019incarico da parte dello studio<\/em><\/li>\n<li><em>Diffida alla banca<\/em><\/li>\n<li><em>Ricorso alla procedura di mediazione obbligatoria ai sensi del D.lgs n.28\/2010<\/em><\/li>\n<li><em>In caso di mancato accordo (sono i casi di gran lunga pi\u00f9 frequenti) citazione in giudizio dell\u2019istituto di credito<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993366;\">Quanto ai costi, <strong><u>l\u2019analisi contrattuale e la prevalutazione peritale del contratto sono gratuiti.\u00a0\u00a0 In caso di affidamento della pratica i compensi professionali dello studio saranno proporzionali al risultato effettivo conseguito dal cliente<\/u><\/strong>.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #993366;\">ANATOCISMO<\/span>\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993366;\"><strong>CENNI STORICI E GIURIDICI SULL\u2019ANATOCISMO BANCARIO<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione relativa all\u2019anatocismo attuato dalle banche dagli anni 50 sino alla nota sentenza della Cassazione del marzo 1999 \u00e8 ormai comunemente nota.<br \/>\n<strong>Per illegittima applicazione di interessi bancari anatocistici, si intende la pratica di addebitare gli interessi passivi, relativi a somme date a credito al correntista, con scadenza trimestrale.<\/strong><br \/>\n<strong>Tali interessi, riportati trimestralmente sull\u2019estratto conto del cliente, assumono veste di capitale in modo da produrre a loro volta interessi passivi. <\/strong><br \/>\nLa pratica di applicare interessi anatocistici \u00e8 stata messa in atto dagli istituti di credito per il periodo che va dagli albori del Codice civile sino alla emanazione del decreto Legislativo 342\/99 e della delibera del CICR dl 9\/02\/2000.<br \/>\nLa giurisprudenza di legittimit\u00e0 per molti anni ha avallato il modus operandi delle banche sino a quando, cambiando orientamento (sentenze 2374, 3096 e 3845\/1999) non ha, affermato l\u2019illiceit\u00e0 del sistema.<br \/>\nNon trovava, dunque, pi\u00f9 accoglimento l\u2019impostazione giuridica sostenuta dalle banche secondo cui, in presenza di un uso normativo, in vigore da anni, gli istituti potevano derogare al disposto dell\u2019art.1283 C.C. che recita testualmente:<br \/>\n\u201c<em>In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi scaduti da almeno sei mesi\u201d.<\/em><br \/>\nIn forza del nuovo orientamento giurisprudenziale si rendeva necessaria una nuova legislazione che regolamentasse la materia.<br \/>\nIn tal senso con Decreto 342 del 4\/08\/1999 il Governo attribuiva al CICR il potere di stabilire, con apposita delibera, le modalit\u00e0 ed i criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell\u2019esercizio della attivit\u00e0 bancaria, assicurando che alla clientela dovesse essere assicurata la \u201cstessa periodicit\u00e0 nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori\u201d.<br \/>\nIl 9\/02\/99 il CICR emanava il provvedimento di sua competenza che entrava in vigore il 22\/04\/2000.<br \/>\nPer quanto attiene il divieto di anatocismo per il periodo antecedente alla succitata legge \u201csalva banche\u201d, la giurisprudenza di legittimit\u00e0 ha continuato a pronunciarsi sfavorevolmente per gli istituti bancari : Cass.n. 6263\/01- 1281\/02 &#8211; 4490\/02-8442\/02-2593\/03- 12222\/03 &#8211; 13739\/03 &#8211; 3805\/04 &#8211; 4095\/05.<br \/>\nDa ultimo, a conclusione della annosa diatriba giudiziaria, si \u00e8 pronunciata la Suprema Corte a Sezioni Unite (n.21095\/2004) che ha definitivamente respinto gli assunti delle banche.<br \/>\nLe Sezioni Unite sono state chiare nel respingere l\u2019assunto secondo il quale, per tutto il periodo antecedente al 1999, sarebbe esistita una diffusa opinio iuris, e quindi un vero e proprio uso normativo, che avrebbe legittimato l\u2019applicazione degli interessi anatocistici.<br \/>\nSosteneva, infatti, la banca ricorrente, che solo a partire dal 1999, a seguito di una diversa sensibilizzazione della clientela di fronte a certi aspetti giuridico-etici, ci sarebbe stata la ribellione contro il sistema prima accettato.L<br \/>\na Cassazione, nella sua massima composizione, ha definitivamente ribadito che: \u201c<em>Gli usi contrari, suscettibili di derogare al precetto del 1283 C.C., sono non i meri \u201cusi negoziali\u201d di cui all\u2019art. 1340 C.C. , ma esclusivamente i veri e<\/em> <em>propri \u201cusi normativi\u201d, di cui agli art.1 e 8 disp. Prel. Cc, consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di un comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme ad una norma che gi\u00e0 esiste o che si ritiene debba far parte dell\u2019ordinamento giuridico ( opinio juris ac necessitatis) .\u201d <\/em><br \/>\nLa sentenza rileva poi come la clientela degli istituti di credito, lungi dal ritenere legittima l\u2019imputazione trimestrale degli interessi, si sia semplicemente adeguata, stante l\u2019impossibilit\u00e0 di negoziare condizioni diverse.<br \/>\nAncora le Sezioni Unite hanno rigettato gli argomenti delle banche in ordine alla non retroattivit\u00e0 del divieto di applicazione degli interessi anatocistici.<br \/>\nAtteso, dunque, il reiterato indirizzo della giurisprudenza di legittimit\u00e0 e di merito, nonch\u00e9 il fallito tentativo del governo di eliminare l\u2019onere per le banche della restituzione delle somme illegittimamente incassate (si ricorda che il D.L.342\/99 prevedeva di sanare retroattivamente l\u2019operato delle banche e che detta statuizione \u00e8 stata abrogata dalla sent. 425\/00 Corte Cost.) \u00e8 evidente che tutte le somme percepite illegittimamente dagli istituti di credito negli anni precedenti al 2000 devono essere restituite ai correntisti.<br \/>\nTuttavia cos\u00ec non avviene e, abusando della propria posizione di potere, le banche, seguendo un indirizzo concordato associativamente, non danno corso a richieste stragiudiziali e resistono in causa a mero fine defatigatorio e dilatorio.<br \/>\n<strong>Non solo, le banche, forti delle loro influenze politiche, al fine di evitare la restituzione ai cittadini delle somme incassate in violazione di norme giuridiche, hanno recentemente fatto pressione al fine di ottenere una legge che, limitando i termini di prescrizione, rendesse di fatto impossibile l\u2019azione di recupero da parte dei correntisti.<\/strong><br \/>\n<strong>Veniva cos\u00ec emanata un\u2019apposita norma, subito definita \u201cSALVA BANCHE\u201d (art.2, comma 61 D.l. 225\/2010 (c.d.Milleproroghe) convertito nella Legge n.10\/2011), la quale prevedeva che il termine prescrizionale dell\u2019azione di recupero nei confronti delle banche decorresse dal giorno dell\u2019addebito e non, come aveva stabilito la Corte di Cassazione a sezioni unite dal giorno di chiusura del conto . Peraltro la norma aveva dichiaratamente effetto retroattivo.<\/strong><br \/>\n<strong>Con questa disposizione lo stato impediva ai cittadini il recupero dei crediti, risultando prescritte tutte le posizioni.<\/strong><br \/>\n<strong>Per fortuna, a conferma che il nostro \u00e8 uno stato di diritto, e che il pernio dei nostri diritti \u00e8 la Costituzione, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 78 del 5 Aprile 2012, ha abrogato la succitata norma in quanto emanata in violazione dell\u2019art. 3 e 117 Cost.<\/strong><br \/>\nE\u2019 allora ancora possibile, nei casi in questione, per i cittadini, agire per la salvaguardia dei propri diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\"><strong>LE COMMISSIONI DI MASSIMO SCOPERTO &#8211; ANATOCISMO\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre agli interessi anatocistici un ulteriore onere \u00e8 stato posto in capo al correntista da parte delle banche, si tratta della commissione di massimo scoperto.<br \/>\nLa commissione \u00e8 stata giustificata dagli istituti di credito, quale rischio della variazione del costo della provvista, considerato che l\u2019apertura di un conto corrente comporta per la banca la necessit\u00e0 di reperire copertura finanziaria.<br \/>\nLa commissione di massimo scoperto rappresenta dunque un maggiore guadagno per la banca, andando ulteriormente ad indebitare il correntista.G<br \/>\nli istituti di credito utilizzano diversi sistemi di calcolo per conteggiare la commissione: vi \u00e8 il <span style=\"text-decoration: underline;\">criterio assoluto<\/span> quando \u00e8 calcolata sul massimo saldo passivo del trimestre,<span style=\"text-decoration: underline;\"> il criterio relativo <\/span>quando viene calcolata sul saldo negativo protrattosi per almeno 10 giorni, <span style=\"text-decoration: underline;\">il criterio misto<\/span> che tiene conto di entrambi i sistemi.<br \/>\nTuttavia la giurisprudenza che si \u00e8 andata formando in questi anni \u00e8 concorde nel ritenere che <strong>detta commissione non possa essere addebitata dalla banca in difetto di espressa convenzione<\/strong>.<br \/>\nSi veda in punto:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Cass. Civ. sez. I , 14\/05\/2005 n. 10127<\/li>\n<li>Trib. Pescara, 5\/01\/2006 n.298<\/li>\n<li>Trib. Velletri, 16 Marzo 2009 n.548<\/li>\n<li>Trib. Trento, 3 Febbraio 2010 n.125<\/li>\n<li>Trib. Arezzo, 19 Agosto 2009 n.716<\/li>\n<li>Trib. Ferrara, 16 Aprile 2009 n.642<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora \u00e8 stata dichiarata nulla la clausola contrattuale che, pur statuendo l\u2019applicazione della commissione di massimo scoperto, non ne determini il metodo di calcolo, ma si limiti a stabilire unicamente la percentuale.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Trib. Vibo Valentia 16\/01\/ 06 n.23<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vi \u00e8 di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giurisprudenza di merito ha in modo costante rilevato che, anche qualora prevista contrattualmente, la commissioni di massimo scoperto \u00e8 da ritenersi nulla <strong>per mancanza di causa.<\/strong><br \/>\nE\u2019 stata infatti ritenuta priva di fondamento la tesi delle banche secondo cui la commissione svolge la funzione corrispettivo per il maggior rischio, per la banca, in caso di incremento dell\u2019utilizzo del fido da parte del correntista.<br \/>\nSe cos\u00ec fosse, infatti, la banca dovrebbe applicare la commissione ad ogni variazione di utilizzo e per tutta la sua durata.<br \/>\nLe clausole relative alle commissioni di massimo scoperto sono dunque nulle per mancanza di causa in quanto risultano estremamente imprecise nella determinazione del loro contenuto non individuando la causa giustificativa dell\u2019attribuzione dell\u2019onere al cliente.<br \/>\nCos\u00ec analizzate, le clausole de quibus non possono che costituire un ulteriore interesse corrispettivo non pattuito posto a carico del correntista . In tal senso:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Trib. Patti 10\/06\/2006 n.155<\/li>\n<li>Trib. Milano 4\/07\/2002<\/li>\n<li>Trib. Mondov\u00ec, 17 \/02\/2009 n. 70<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coerentemente con gli assunti illustrati, la giurisprudenza ha affermato la validit\u00e0 della clausola relativa commissione di massimo scoperto esclusivamente nel caso in cui il correntista abbia utilizzato somme oltre il limite del fido.<br \/>\nInfatti la dizione stessa della commissione implica che si tratti di un costo applicato dalla banca in relazione ad importi utilizzati oltre l\u2019affidamento concesso.<br \/>\nDel resto l\u2019utilizzo di somme entro il limite del fido non costituisce tecnicamente uno scoperto: Trib. Mantova, 21\/0472007.<br \/>\nChiariti i criteri di valutazione dell\u2019efficacia giuridica della clausola sulla commissione di massimo scoperto, occorre affrontare il problema della applicazione trimestrale della stessa .<br \/>\nNel caso di nullit\u00e0 per i motivi dianzi esposti nulla quaestio, le somme andranno integralmente restituite al correntista.<br \/>\nNel diverso caso di validit\u00e0 della clausola, la commissione non pu\u00f2 per\u00f2 essere calcolata trimestralmente, stante il divieto ormai acclarato dalla giurisprudenza.<br \/>\nVedasi in punto : Trib.Lecce sent.11\/03\/2005 &#8211; Trib. di Cosenza n. 623\/2002 &#8211; Trib. di Lecce n. 2598 del 08\/10\/1997 &#8211; G. di Pace di Palermo del 10\/12\/1997 &#8211; Trib. Trapani 7\/07\/04 &#8211; Trib Torino 23\/07\/03, Trib. Roma 28\/11\/2002, Trib. Reggio Calabria 28\/06\/2002.<br \/>\nLa inapplicabilit\u00e0 delle commissioni di massimo scoperto con scadenza trimestrale trae origine dalle seguenti argomentazioni.<br \/>\n\u201c <em>Sia che<\/em> <em>tale commissione sia un accessorio che si aggiunge agli interessi passivi, come potrebbe inferirsi dall\u2019essere conteggiata in una misura percentuale dell\u2019esposizione debitoria massima raggiunta e quindi sulle somme effettivamente utilizzate nel periodo considerato, che solitamente \u00e8 trimestrale e dalla pattuizione della sua capitalizzazione trimestrale come per gli interessi passivi, sia che la medesima commissione abbia una funzione remunerativa dell\u2019obbligo della banca di tenere a disposizione dell\u2019accreditato una determinata somma per un determinato periodo di tempo, indipendentemente dal suo utilizzo, la capitalizzazione trimestrale non \u00e8 dovuta atteso che , nell\u2019un caso le clausole anatocistiche sono nulle, e, nell\u2019altro caso la disciplina dell\u2019anatocismo, prevista dall\u2019art. 1283 C.C., espressamente per gli interessi scaduti non \u00e8 estensibile ad un corrispettivo autonomo dagli interessi. \u201cTrib.Trapani 7\/07\/04. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\"><strong>L&#8217; USURA<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto sopra discende che le somme richieste dalla banca ed imputate al correntista trimestralmente per commissione di massimo scoperto, altro non sono se non un ulteriore interesse corrispettivo, il quale sommato all\u2019interesse sullo scoperto di conto, nonch\u00e9 agli interessi anatocistici, va a modificare il tasso applicato dalla banca sino a condurlo, in alcuni casi, nell\u2019alveo dell\u2019<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">usura. <\/span><\/strong>.<br \/>\nIn punto appare puntuale il richiamo al provvedimento del Tribunale di Napoli, sez. GIP, 21 giugno 2006 con cui il giudice ha rigettato la richiesta di archiviazione relativa ad un procedimento per usura, ritenendo che, <span style=\"text-decoration: underline;\">al fine del superamento del tasso della soglia di usura, anche le commissioni di massimo scoperto devono rientrare nel calcolo del tasso effettivo applicato dall\u2019istituto di credito.<\/span><br \/>\nNel senso suindicato si \u00e8 recentemente pronunciata la Suprema Corte la quale ha affermato la correttezza della decisione del giudice del merito, chiamato a valutare il superamento della soglia di usura, che aveva considerato le commissioni di massimo scoperto al fine del calcolo del tasso .<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Corte di Cassazione 26\/03\/2010 n. 12028 <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare la Suprema Corte ha affermato che <em>\u201c il chiaro tenore letterale del comma 4 dell\u2019art.644 cod.pen. (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usuraio si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all\u2019erogazione del credito) impone di considerare rilevante ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che l\u2019utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all\u2019erogazione del credito, giacch\u00e8 ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto, e funge da corrispettivo per l\u2019onere a cui l\u2019intermediario finanziario si sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidit\u00e0 per tenerla a disposizione del cliente. <span style=\"text-decoration: underline;\">Ci\u00f2 comporta che, per la determinazione del tasso effettivo globale praticato dall\u2019intermediario finanziario nei confronti del soggetto fruitore del credito deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto ove praticata<\/span>. \u201d<\/em><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text] \u00a0 ANATOCISMO\u00a0 \u00a0DEGLI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 INTERESSI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 BANCARI lo\u00a0 Studio Legale Riccio si occupa da tempo di contenzioso bancario e finanziario nell\u2019interesse dei consumatori e delle aziende vittime di usura o di altre prassi contrattuali illecite. 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