Con la sentenza sopra indicata, afferente una causa patrocinata dal nostro studio e già disaminata nel precedente articolo, la Corte di Appello di Torino ha affermato in modo esaustivo che, in caso di usura contrattuale accertata, il mutuatario ha diritto di vedersi restituire dal mutuante, oltre agli interessi pagati, anche gli altri oneri collegati al finanziamento, quali i premi assicurativi e le spese di istruzione della pratica.

In sede di appello, la società finanziaria, che con il primo motivo di appello aveva contestato l’usurarietà del mutuo, con il secondo motivo aveva contestato che l’art. 1815 c.c. sancisce in caso di usura la nullità della sola clausola afferente il tasso di interesse e che solo questi ultimi devono essere dunque restituiti al mutuatario.

La Corte ha respinto entrambi i motivi di appello affermando, quanto al secondo, che già prima della sentenza delle Sezioni Unite (Cass. civ., S.U., n. 24675/2017), la sentenza 5 aprile 2017 n. 8806 della Prima Sezione della Corte Suprema aveva chiarito che “ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo, devono essere conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito, in conformità con quanto previsto dall’art. 644, comma 4, c.p., essendo, all’uopo, sufficiente che le stesse risultino collegate alla concessione del credito. La sussistenza del collegamento può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova ed è presunta nel caso di contestualità tra la spesa di assicurazione e l’erogazione del mutuo. La conseguenza logica di tale statuizione è che, se le spese di assicurazione vanno calcolate ai fini della configurabilità dell’usura, debbono poi necessariamente essere considerate anche ai fini della sanzione che ne deriva”. Pertanto, una volta accertato che il superamento del tasso soglia consegue all’inclusione del costo della polizza nel calcolo del TEG, pertanto, anche il suddetto costo andrà espunto dalle somme dovute dal mutuatario ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, codice civile.

Inoltre la Corte ha richiamato, aderendovi, la decisione dell’8 giugno 2018, n. 12830 del Collegio di Coordinamento dell’ABF (Arbitro Bancario Finanziario) ove il collegio osservava: “il riferimento esplicito all’art. 1815, secondo comma cod. civ. contenuto nell’art. 1 del D.L. n. 394/2000 e l’’inciso “comunque convenuti, a qualsiasi titolo” manifestano in modo palese la volontà del legislatore di stabilire uno stretto collegamento tra la norma civile e quella penale e, quindi, di interpretare, nella configurabilità dell’usura, il concetto di interessi in maniera onnicomprensiva, includendovi – anche ai fini civilistici – tutti i costi elencati nel 4° comma dell’art. 644 cod. pen. e cioè commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito…”

Pertanto, anche a parere della Corte di Appello di Torino, la gratuità del mutuo/finanziamento, intesa come sanzione civile a carico del mutuante che viola la norma dell’art. 644 cp, deve essere declinata nel senso che al finanziato vadano restituite tutte le somme corrisposte per ottenere il finanziamento.